Dualità

Martino e Daniel sono due degli ideatori di Bunker Walls – Street Art inside the Cave, un progetto che ha portato nuova luce e colori all’interno del rifugio antiaereo Bunker H, sito in via Fago a Bolzano. Li abbiamo incontrati in una delle stanze del bunker dove, circondati dal buio e dal porfido, ci hanno raccontato la storia di questo luogo e come secondo loro l’arte può contribuire a mantenere viva la memoria di Bolzano e dell’Alto Adige.

Ciao Martino, tu sei Vicepresidente di Talìa, la cooperativa che gestisce il Bunker. Ci racconti dove ci troviamo?

Siamo all’interno di un rifugio antiaereo realizzato negli ultimi anni della seconda guerra mondiale dall’esercito tedesco. Dopo la guerra, per molto tempo questo luogo è stato dimenticato. Noi, come Cooperativa Talìa, sentivamo la responsabilità di conservare e valorizzare questo monumento che era caduto nell’oblio. Abbiamo iniziato così ad organizzare visite guidate per raccontare la storia dell’Alto Adige. Anche se a scuola la studiamo, lo facciamo sempre in modo generico, a grandi linee. Tante persone, soprattutto i giovani, non si rendono conto che la Storia è passata anche di qua. Questo rifugio è un monumento che dà la possibilità di raccontare cosa succedeva a Bolzano durante gli anni del fascismo e del nazismo. È questo l’obiettivo principale del nostro agire: fare memoria storica di quegli anni.  

Daniel, per te cosa rappresenta questo bunker?

Per me entrare qui è come intraprendere un viaggio. Un viaggio dentro e fuori dalla grotta, dentro e fuori sé stessi. Molte volte quando sono qua dentro mi vengono in mente molte riflessioni. Con questo silenzio così assordante ti perdi nei meandri di te stesso.  

Questo luogo storico negli ultimi anni ha ospitato numerose iniziative artistiche e culturali. Secondo voi cosa può fare l’arte e la cultura per la Memoria?

Daniel: Fino a qualche anno fa il bunker era considerato un luogo privo di significato. Era pieno di spazzatura e i ragazzi ci entravano per testare il loro coraggio. Oggi noi vogliamo illuminarlo sempre di più.

Martino: Abbiamo voluto valorizzare questo monumento attraverso diverse progettualità artistiche e culturali, come teatro, mostre, concerti, cinema… È un luogo versatile che può essere utilizzato in tantissimi modi. Ogni evento rappresenta per noi un’occasione per parlare di storia e del nostro passato.  

Una delle iniziative artistiche che avete realizzato qui dentro è Bunker Walls - Street art inside the cave. Come nasce l’idea di portare l’arte del graffito qui dentro?

Martino: All’interno di una delle gallerie del bunker ci sono delle pareti realizzate negli anni ’60 con mattoni e cemento. Non appartengono alla storia di questo luogo e prima di questo progetto non avevano un vero significato. Con Bunker Walls abbiamo voluto dare loro una nuova storia. Abbiamo realizzato tante iniziative qui dentro, ma questo sarà il primo progetto che rimarrà nel tempo. Bunker Walls lascerà un’impronta significativa.   

Daniel: Le pareti sopra le quali gli street artist hanno lavorato sono state create dal genio militare dopo la guerra, non fanno parte quindi dell’architettura storica. Quei muri creavano delle stanze che sono state usate per immagazzinare attrezzatura bellica ed erano state ricoperte da scritte ed immagini volgari, fatte probabilmente da qualcuno che ignorava il valore storico di questo luogo. E quindi perché non riempirle di luce e colori?  

Che cos’è per voi la Memoria?

Daniel: Per me la Memoria è quello che ci viene impresso attraverso la visione, attraverso un’immagine. È l’emozione che scaturisce quando riviviamo un’immagine nella nostra mente.

Martino: Per me la Memoria si ricollega con la Storia. Mio papà è archeologo e probabilmente quando avevo l’età per camminare mi aveva già messo in uno scavo in mezzo alla terra. Lui mi ha trasmesso molto sulle tematiche della Storia e della Memoria. È un concetto da poter studiare per imparare di più su di noi e per comprendere molte cose, anche il futuro.  

Che cos’è per voi l’Anima?

Daniel: Per me l’Anima è energia. Questo posto ha sicuramente un’Anima. Ne ha tante. Quando sei qui dentro sei isolato dal mondo ed entri in contatto con queste forze, queste energie.

Martino: Non credo nel concetto di Anima, la definirei una sensazione. È quello che un oggetto o un luogo, anche inanimato, può trasferirti o farti sentire. È il trasporto che ti può dare qualcosa che magari non ti aspettavi. Come il bunker: nel suo completo buio e silenzio ti riesce a trascinare nei ricordi.